L' Invenzione dell' Arte

Dea (Ostuni, Italia, 1985)

Venere naque a Hohle Fels, in Germania, circa 40.000 anni fa. Era grassa, davvero grassa. Aveva spalle larghe e fianchi ampi. Gambe corte comunque. Una profonda fessura demarcava i glutei. Una vulva pronunciata con grandi labbra ben visibili tra le sue gambe aperte. Descrizione inappropriata? Questo e' il linguaggio solitamente arido usato dal piu' famoso giornale scientifico di tutti i tempi, Nature, nel descrivere l'eccitante scoperta. Una scoperta eccitante davvero.

La statuina e' stata scolpita in prezioso avorio di mammut. Il commercio di avorio di mammut non era bandito all'epoca, e quando se ne sono resi conto che creava problemi era troppo tardi. Comunque sia, e' il piu' antico esempio conosciuto di arte figurativa. Scolpita 20.000 anni prima di ogni altro noto esempio di arte. Ci vuole davvero un genio per essere capaci di anticipare i tempi di 20.000 anni. Per farsi un'idea, un'egiziano che inventasse il calcolatore elettronico anticiperebbe i tempi di appena 7.000 anni. Il tipo che ha scolpito la Venere ha fatto tre volte meglio. Piuttosto stupefacente.

Il creatore era un uomo di Neanderthal alto 1 metro e 43. Aveva 27 anni quando ha scolpito la cosa. Piuttosto anziano, considerando la vita media all'epoca. La gente poteva essere mangiata viva o ridotta in poltiglia, oltre a morire di polmonite. Ora ci sono antibiotici e abbiamo fatto fuori tutte le bestie che potevano ridurci in pappa. Dunque dovremmo starte meglio, se non fosse per tutta la robaccia chimica che siamo costretti a mangiare e respirare. Tornando al nostro eroe, si sposo' a circa quindici anni. Un po tardi se paragonato ai suoi amici, ma era piu' sul genere intellettuale, interessato piu' a menare tigri con i denti a sciabola piuttosto che battere con la sua clava le delicate bellezze neanderthaliane. Che si puo fare, ci si nasce.

Ma si sa l'amore e' cieco, e un giorno colpi'. Mentre si divertiva a tirare letame di mammut a un suo caro amico, la vide. Era bellissima. Ricordava cio' che un giorno (35-40 mila anni dopo) sarebbe stata considerata una donna di bellezza eccezionale: slanciata, muscoli sodi, abbronzata. In realta' abbastanza ordinaria all'epoca, considerando la quantita di esercizio che chiunque doveva fare per riuscire a mettere del cibo sulla tavola, e evitare di finire sulla tavola di qualcun altro come cibo.

Il problema era che lei non lo voleva neanche guardare, figuriamoci considerarlo come marito. Era un tipo di ragazza alla moda, affascinata dall'ultimo tipo di veste di pelle d'animale o pettine d'osso. Ma con un punto debole: grasso di mammut. Dobbiamo considerare che i mammut non erano in realta' cosi' grassi come si potrebbe credere. Erano grandi,vero, ma avevano decisamente piu' muscoli che grasso. E quando i neanderthal erano capaci di catturarne uno, il grasso era considerato la delicatezza piu' prelibata. Una specie di pate de foi gras condito con caviale del Don. E a peggiorare la situazione c'era il fatto che per catturare un mammut c'era bisogno di almeno due tribu', quindi se ne poteva avere solo una quantita' veramente minima, a essere davvero fortunati.

Cio' che il nostro uomo di neanderthal decise di fare fu catturare un mammut tutto da solo, e dare tutto il grasso alla bella ragazza come regalo di fidanzamento. Non facile, ma fattibile, come qualunque ingegnere in ricerca e sviluppo in ogni parte del mondo vi risponderebbe oggi. Tutto e' fattibile per un ingegnere, se si ha abbastanza tempo e soldi. E il nostro eroe aveva tutto il tempo del mondo, e i soldi non erano stati ancora inventati. L'unica cosa che non aveva una laurea in ingegneria, e quindi fu costretto a improvvisare. Ma essendo un genio, in un paio di settimane aveva inventato la prima trappola per elefanti. Una trappola di tutto rispetto, dato che doveva essere capace di catturare e contenere nientemento che un mammut. Ed in un paio di settimane, tra lo stupore di tutti i cacciatori piu' famosi della tribu', aveva catturato il primo mammut e avuto il suo grasso di fidanzamento.

Inutile dire che la ragazza fu colpita. Bisogna comprendere che a quei tempi non si poteva semplicemente entrare in un negozio e chiedere un mezzo chilo di grasso di mammut. Era una cosa dell'altro mondo vedere qualcuno che si presentasse con una mezza tonnellata. Per farla breve, fu un colpo di fulmine e si sposarono due settimane dopo.
Nei dieci anni successivi ebbero dieci figli, uno per anno come si conviene ad una coppia normale per evitare pettegolezzi sulla loro vita coniugale. Avevano una bella caverna, anche se lei avrebbe preferito una palafitta con vista sulla baia. Ma lui davvero non sopportava le zanzare giganti, e alla fine si accordarono a stabilirsi sulle colline. Lui catturava un mammut grasso di tanto in tanto, e avevano una bella vita. Nel giardino c'era una enorme catasta di ossa di mammut, dove i bambini usavano giocare.

Ma l'abbondanza ha le sue conseguenze, che lo si voglia o no. La signora Neanderthal, la cui dieta era essenzialemnte basata su grasso di mammut, comincio' guadagnare peso ad una velocita' incredibile. Dopo il primo figlio aveva raggiunto le 82 kg. Dopo la seconda gravidanza, arrivo' a 97 kg, e si stabilizzo' finalmente a 106 kg dopo la terza gravidanza. Considerando che era alta circa 1.27m non e' male. Di fatto prima di lei nessuna donna nella storia dell'umanita' era mai stata cosi' grassa. Grandi quantita' di cibo non salutare era semplicemente non disponibile, e diventare cosi' grassi era impossibile prima dell'invenzione della trappola. Cosi' tutti guardavano alla signora Neanderthal con stupore, perplessita' e ammirazione. Inutile dire, nessuno fu capace di correlare l'obesita' alla dieta. Non abbastanza statistica per tale conclusione. Come conseguenza nessuno poteva spiegare la grassa signora , ed il fenomeno fu considerato di origine divina, e la grassa signora fu considerata essere una dea. La dea dell'amore. Essendo l'amore cio che non puo' essere raggiunto facilmente, a come tale poco comune.

Quindi il sig. Neanderthal, dopo aver inventato la trappola per elefanti e l'obesita', ora era felicemente sposato ad una dea. La amava piu' dei suoi stessi occhi. Se e vero che lei era la prima donna cicciottella della storia dell'umanita', e' pur vero che lui era il primo uomo ad avere rapporti sessuali con una donna ben formosa. E non gli dispiaque affatto. La loro vita sessuale era intensa, e non motivata solamente dal desiderio di evitare i pettegolezzi della tribu'. Egli fu il primo uomo a scoprire i piaceri di donne che verrranno rappresentate molti anni dopo da Tiepolo e altri pittori ancora sensibili al fascino dela ciccia, in periodi in cui l'abbondanza non aveva raggiunto ancora i livelli odierni.


Bene, per farla breve era una storia romantica prima di sesso, bambini e successo. Ma un giorno ella spari' senza preavviso. Era un giorno come qualunque altro, e lei aveva lasciato la caverna per raccogliere radici e ragni commestibili, come si conviene ad ogni casalinga per bene del tempo. E non torno' piu' indietro. Ci sono alcune possibili spiegazioni per l'accaduto. Una e che in una societa' in cui essere in forma e' critico al fine di sfuggire i predatori, le probabilita' di farla franca in caso di attacco erano decisamente minime per la dea corta e grassa. Una seconda spiegazione, non chiara all'epoca, e' che col grasso viene il colesterolo, e se si anno 25 anni con 10 gravidanze alle spalle e si pesa 106 kg, decisamente si corre qualche rischio anche se non si fuma, e la dea potrebbe essere stata stroncata dal primo attacco di cuore legato alla dieta. Una terza opzione, decisamente piu' sensuale, e' che una beltade cosi' particolare in una societa' primitiva doveva avere molti corteggiatori, e una fuga romantica con un membro piu' giovane e meno intellettuale di un'altra tribu e' decisamente plausibile. Alla fine comunque nessuno fu capace di scoprire esattamente cosa accadde. L'unica cosa sicura e' che da un giorno all'altro la dea dell'amore di neanderthal scomparve. La credenza comune fu che era satat assunta in cielo in corpo e anima, originando cosi il primo mito dell'assunzione in paradiso della storia delle religioni.


Il Sig. Neanderthal era semplicemente distrutto. Divento' catatonico, preticamente incapace di parlare o lavorare. Per fortuna sua e dei suoi figli non doveva pagare spese ospedaliere, mutuo di casa o tasse universitarie, in quanto in quelle orribili societa' primitive malati e bambini erano accuditi dalla comunita'. E per fortuna abbiamo avuto il progresso, qualche spostato di destra direbbe. In ogni caso, lui era davvero triste, andava in giro con uno sguardo ebete, incapace di parlare. Tutta la sua vita era andata distrutta nello spazio di un giorno. Dopo alcune settimane, apparve chiaro che la ripresa non sarebbe stata facile o rapida. Gli amici di gioventu' cercacano di distrarlo, ma invano. Le donne del villaggio cucinavano per lui manicaretti tipici dei giorni festivi, ma lui assaggiava solo qualche nocciolina o qualche foglia. La vita semplicemente non aveva piu' senso per lui, e non c'era via d'uscita. Era stato sposato a una persona unica, mai vista prima sul pianeta, e che non avrebbe mai avuto uguali per cio' che ne sapeva. Nessuno poteva rimpiazzarla, a nessuna attivita' poteva distrarlo dalla sua perdita. Era un peso troppo grave sulla sua anima.


Giorno per giorno noto' che i suoi figli cominciavano a dimenticarla, i suoi amici e amiche non la ricoravano piu' con la stessa chiarezza. A causa della sua unicita', era quasi come un sogno, qualcosa che dopo che e' passata non si sa piu' se fosse reale o immaginaria. Era esistita davvero? E il fatto che la vita continuasse, che il cancellarsi della memoria di lei era tangibile, questa fu la rivelazione piu' penosa di tutte. Un abisso si apri' nel suo petto. L'unica cosa che poteva alleviare momentaneamente la sua pena era il semplice lavoro manuale, quando la sua mente focalizzava sulla banalita' di gesti semplici, come creare una stoviglia di creta, o scolpire cucchiai o pettini in osso di mammut. Sedeva per ore, focalizzato sugli elementi informi che diventavano qualcosa. Le sue mani lavorando meccanicamente, il suo sguardo concentrato. A volte qualcuno gli si sedeva accanto, cercando di parlargli. Lui ascoltava, a volte, ma non rispondeva. Il prezzo dell'interazione con altri esseri viventi era il ricordo di chi non era piu'. Solo le attivita manuali lo liberavano, portando in uno stato di assenza dove egli stesso poteva identificarsi con un piatto di creta, un pettine, un cucchiaio, almeno per pochi attimi. E per quei pochi attimi, lui non sentiva pena.


Era la fine di uno di quei giorni di lavoro senza fine, lo sguardo qualche volte sull'oggetto, qualche volta sull'orizzonte. Stava seduto di fronte alla sua casa sulla collina, affacciata sulla valle, e il sole stava lentamente tramontando. La luce era dorata e viola. Il cielo era blu cupo. I colori cambiavano lentamente ma continuamente. Un ombra di viola appare, e scompare immediatamente, rimpiazzara da un raggio d'oro tanto bello e amabile quanto la traccia viola andata. D'un tratto, la bellezza del tramonto lo feri' cosi profondamente che avrebbe gridato. La bellezza e' una cosa unica, che appartiene spesso ai tramonti, alle dee, ai bambini. E l'essere ricordato cosa fosse la bellezza gli ravvivava la ferita della sua perdita in una maniera piu' tangibile e penosa che mai. Una lacrima attaverso' lentamente la sua guancia. Lentamente piego la testa, fissando il frammento d'avorio che stava lavorando. Un taglio nell'osso che aveva meccanicamente inciso metre fissava il sole gli ricordo' la spalla di lei. La linea curva della spalla di lei. E improvvisamente la vide. Intrappolata nell'avorio. Non la immagino', non decise di reffigurarla, semplicemente la vide. Comincio' a lavorare lentamente con la sua selce. Tutto cio' che doveva fare era liberarla. Lentamente. E la selce fece rinascere il suo petto, le sue spalle, il suo ventre. Guardo' la figurina. La sua bellezza' era piu' penosa che mai, ma il senso di perdita era scomparso. Guardo' al sole rosso. Alle nuvole viola e oro, agli uccelli, e grido' forte, piangendo. Tutta quella bellezza. Tutta quella bellezza.


La chiamiamo arte, perche pensiamo di essere noi a crearla. Ma non e' cosi. Noi la riveliamo soltanto, senza intenzione. Dovremmo chiamarla bellezza.




1 comment:

  1. La storia della venere obesa e dell'uomo di Neanderthal è bellissima, mi ricorda, non so se l'hai letto, Storie della preistoria di Moravia. Alessandro ne era innamorato da piccolo. Il tuo racconto è carinissimo e originale. Ciao, Enrica

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